Rodolfo Pinto

il suo progetto: Green Energy Storage

Come ti descriveresti in poche parole?

Sono un giovane imprenditore che si occupa di innovazione con una formazione umanistica.

Come è nato Green Energy Storage e che innovazioni porta?

GES è nata nel 2015 dalla visione di un gruppo di imprenditori del mondo dell’energia. Vedendo che il mondo delle rinnovabili aveva una grande sete di storage, che consentissero di immagazzinare l’energia prodotta dal sole e dal vento, siamo andati alla ricerca delle tecnologie più innovative in quel settore. Tutto è partito da un brevetto di Harvard per una batteria basata su molecole organiche. Dopo averlo sviluppato in Italia, con il tempo siamo diventati un centro di eccellenza per l’innovazione in questo settore, realizzando più soluzioni fondate su chimiche innovative e green. La nostra batteria a flusso ha elevati standard di sicurezza, basso costo e ridotto impatto ambientale, tutte caratteristiche fondamentali per superare i problemi delle attuali batterie al litio e per vincere la sfida del climate change.

Quale è stato il tuo ruolo?

Dalla fondazione e fino all’anno scorso ho ricoperto la carica di Amministratore Delegato della società, da qualche mese ricopro il ruolo di membro del board. In particolare nei primi anni di vita della società mi sono occupato di condurre due campagne di equity crowdfunding per complessivi 3 Milioni di €, che hanno consentito alla società di diventare una public company e di raccogliere le risorse necessarie a finanziare lo sviluppo delle prime soluzioni tecnologiche.

Vedi attuabile questa tecnologia in futuro su larga scala?

Assolutamente si. Lo storage a flusso e in particolare tecnologie green come la nostra saranno il futuro del settore e potranno risolvere su vasta scala i problemi delle reti elettriche e delle energie rinnovabili. Dal sostegno alla mobilità elettrica fino ai grandi campi di rinnovabili, passando per smart buildings e comunità energetiche. Queste tecnologie saranno protagoniste della transizione energetica e della lotta al climate change.

Parlando di progetti, sappiamo che al momento ti sei lanciato su qualcos’altro…

Da circa  un anno ho fondato insieme al mio socio lo studio di full service design Pnsix., di cui sono Managing Partner. Anche qui, pur seguendo con un ruolo consulenziale le aziende nella progettazione dei loro prodotti, non abbiamo abbandonato la voglia di immaginare il futuro. In particolare lavorando su un grande tema del nostro tempo: le città. Le città sono al centro di grandi sfide come digitale, climate change, mobilità, ma sono inchiodate da anni alla retorica delle smart cities. Abbiamo provato quindi a teorizzare un nuovo modello, le Adaptive Cities, fondate su esperienze urbane efficaci e sostenibili, partecipazione civica e visione umanistica dell’innovazione. In pochi mesi il modello che abbiamo teorizzato si è diffuso con applicazioni concrete che lo hanno visto adottare in alcuni territori nazionali.

Qual è il tuo super potere?

Solo una certa inquietudine ed un team di persone appassionate e di talento, che ogni giorno immaginano e creano cose nuove.

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