Rebecca del Re

il suo progetto: Terapia Intensiva dell’Ospedale Apuane di Massa

Ciao Rebecca, raccontaci di te.

Ho 28 anni, sono di Firenze ma vivo a Massa per lavoro e per amore. Qui lavoro nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Apuano. Gli altri mi definiscono socievole. In effetti mi piace stare con le persone e direi che sono un’ ottimista, cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Che cosa ti ha spinto a fare il tuo lavoro?

Fin da piccola volevo lavorare in ospedale, dove lavorano tutt’oggi anche i miei genitori. Sono cresciuta sentendo spesso parlare di sanità e di come dare un contributo agli altri in momenti difficili, proprio come quello che le persone vivono durante una malattia. Poter fare qualcosa per queste persone per me era il massimo a cui ambire. Sin dal primo giorno in cui ho iniziato a lavorare in ospedale ho pensato: “questo è il lavoro che fa per me, non voglio fare altro”.

Come è cambiato adesso il tuo lavoro?

Nella situazione attuale il lavoro in rianimazione, dove opero io, è al massimo picco ed il nostro impegno può fare la differenza. Sono anche situazioni di grande disagio: lavorare vestiti con tute simili a scafandri è faticoso, si suda molto. Le mascherine protettive provocano dei solchi sul viso e con questi impedimenti è complesso fare anche le manovre più semplici. I turni non esistono più, si saltano i riposi, sai quando entri ma mai quando esci.

Poi c’è la componente rischio, per noi elevatissimo. Siamo abituati anche a malattie contagiose, ma una malattia a così alto livello di contagio non si era mai vista. In più si ha paura di contagiare i nostri cari tornando a casa.

Che cosa ti porta dentro questa esperienza, come la vivi?

La cosa più strana è che in terapia intensiva sei abituato a vedere tante situazioni diverse. L’idea di vedere tante persone che stanno così male per la stessa identica malattia ti fa pensare che stia succedendo qualcosa di veramente grave. La cosa più triste è che questi malati sono soli. Il parente che ti chiama in continuazione e ti chiede ad esempio : “Come sta? È rilassato?” e il paziente è intubato e sedato. Cosa gli devi dire? Mi viene da piangere anche a pensarci. Tante persone purtroppo non ce la fanno e la famosa telefonata che fa il medico ai cari del paziente, che non possono neanche venirlo a vedere, è provante per tutti.

Qual è il ruolo dei giovani nel tuo contesto?

La terapia intensiva adesso è il fronte in cui non hai nemmeno tanto tempo per pensare, devi correre e fare. I colleghi anziani sono determinanti e noi giovani ci aggrappiamo a loro perché avere un’esperienza e un bagaglio di conoscenze è fondamentale in questi momenti. Come me sono entrati in ospedale molti giovani ultimamente e quello che abbiamo portato è tanta motivazione, passione, tanta energia e voglia di imparare.
Accanto a questo abbiamo anche un’ enorme voglia di apprendere dai colleghi più anziani.

Quanto è importante la collaborazione fra operatori sanitari?

E’ fondamentale lavorare in team. Senza collaborazione sarebbe difficile farcela in tempi normali, ma in tempo di crisi, con così tanti pazienti insieme, in un open space, il lavoro di team è essenziale. Se non ci fidiamo l’uno dell’altro, se non ci organizziamo, diventa impossibile lavorare. E in questo momento c’è tanta collaborazione fra tutti gli operatori.

Qual è il tuo super potere e a cosa serve?

Occorrerebbe chiederlo ai pazienti. In questa situazione ti potrei dire la disponibilità massima di aiutare i pazienti. Devi fare il doppio turno quando serve, devi portare un paziente fuori regione se è necessario e così via. E se poi riesci a farlo con un sorriso, come spesso mi accade, anche nei momenti peggiori, riesci a dare un po’ di speranza a chi ti è vicino in quel momento.

Cosa vuoi dire a chi non conosce in dettaglio il tuo lavoro?

Al di là della parte tecnica, è un lavoro nel quale ogni giorno abbiamo a che fare con tragedie, malattie, persone che soffrono. E’ un fardello pesante da portare a casa tutti i giorni, indipendentemente dal proprio carattere. Per quanto un paziente che ne esce ti dà la forza di andare avanti, purtroppo tanti non ne escono. E’ un aspetto con il quale dobbiamo convivere mentre cerchiamo di fare del nostro meglio.

Che cosa possiamo fare per aiutarti?

Seguire quanto viene detto dalla Protezione Civile. #RestateaCasa, mi raccomando. Dovete essere consapevoli della situazione che è grave, e limitare le uscite al minimo indispensabile. Tutti dobbiamo fare la nostra parte. Io sto provando con passione e amore a fare la mia.

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