Elisabetta Corbucci

il suo progetto: Centro Antiviolenza Mascherona

Qual è la mission de il Cerchio Delle Relazioni?

Dal 2007 la nostra cooperativa gestisce il Centro Antiviolenza Mascherona, quattro case-rifugio ed una comunità per minori (fascia d’età 6–10 anni), vittime di maltrattamenti o abusi.

Di cosa si occupa in particolare il Centro Antiviolenza Mascherona?

Si tratta di un luogo in cui le donne vittime di violenza trovano uno spazio d’ascolto, condivisione e sostegno nelle loro scelte attraverso una relazione significativa di aiuto con operatrici professionalmente qualificate. Ad ogni donna sono garantiti il rispetto della segretezza, della riservatezza e la gratuità dei servizi.

Le case rifugio invece in quali contesti sono utilizzate?

Nei casi più urgenti. Le nostre strutture, sebbene siano private, sono accreditate presso il Comune. Come prima cosa è necessario contattare i servizi sociali; una volta ottenuta la loro approvazione si può avviare un progetto di allontanamento della vittima dal maltrattante. In alcuni casi può essere necessario trovare una nuova scuola per il figlio, o aiutare la donna a chiedere un’aspettativa dal lavoro (fortunatamente adesso è concessa l’aspettativa retribuita in casi di violenza).

Nei casi di violenza assistita, come nel caso di un minore “spettatore” di violenze domestiche, come vi comportate?

A livello preclinico, un minore che assiste ad una violenza ha le stesse conseguenze psicologiche di una violenza direttamente subita. In questi casi ci impegniamo ad avviare percorsi psicologici ed educativi per superare il trauma ed aiutare il bambino o la bambina a non temere in futuro una figura genitoriale. Sono situazioni complesse da gestire, ovviamente è necessario avere il consenso dei genitori o in alternativa l’autorizzazione del tribunale.

Quali professionisti fanno parte del vostro staff?

Il nostro staff è composto da sole donne: 3 operatrici fisse, 2 psicologhe, 4 avvocate (2 civili e 2 penali), 1 persona addetta alla comunicazione e 7/8 volontarie.

Membri dello staff del Centro Antiviolenza Mascherona di Genova

Siete impegnate in diverse attività, dalla formazione in classe al lavoro “sul campo”; avete altri progetti sui quali state investendo?

Sì, nel 2013 abbiamo fondato CIPM liguria (Centro Italiano di Promozione per la Mediazione), con la quale cerchiamo di monitorare comportamenti violenti e condotte antisociali. Molto spesso chi agisce violenza è stato egli stesso vittima di violenza in passato, il nostro obiettivo è di intervenire dove possono esserci margini di recupero. Pertanto avviamo progetti che ci permettano di avere colloqui individuali o di gruppo con i maltrattanti presso la nostra sede o direttamente in carcere con i sex-offenders.

Abbiamo ancora moltissimo lavoro da fare in questo campo, basti pensare che l’anno scorso CIPM liguria ha seguito 46 uomini mentre il Centro Mascherona ha accolto più di 500 donne.

Vi occupate anche di attività di prevenzione?

Siamo costantemente coinvolti in progetti di sensibilizzazione nelle scuole elementari, crediamo importante avvicinare gli adulti di domani alle tematiche di genere sin da piccoli. Inoltre organizziamo corsi di formazione, sempre in tema di violenza contro le donne e i bambini, per diversi operatori: delle ASL, delle forze dell’ordine, dei servizi sociali.

Cosa pensa della comunicazione sui mass media riguardo ad episodi di violenza di genere?

Spesso le notizie che si leggono sui giornali sono filtrate da stereotipi anche abbastanza pesanti. Si parla spesso di amore ma mai di potere; molti femminicidi avvengono quando la donna se ne vuole andare, ovvero quando l’uomo percepisce di perdere il potere che ha su di lei.

Che supporto ricevete dalle istituzioni per sostenere tutte le vostre attività?

Riceviamo finanziamenti da fondazioni private ed istituzioni pubbliche ma ogni anno non è certo quanti e quali fondi riusciremo ad avere. Nonostante tutto portiamo a termine ogni progetto iniziato, a prescindere dall’aspetto economico.

Esiste comunque una contraddizione molto forte, a livello politico si parla moltissimo della lotta contro la violenza sulle donne ma, nel nostro caso, con i finanziamenti pubblici che riceviamo riusciamo a malapena a pagare l’affitto delle strutture. Se non altro, a livello culturale, qualche avanzamento c’è stato : da poco tempo infatti è stata riconosciuta e regolamentata l’esistenza dei centri antiviolenza.

In base alla sua esperienza, pensa siano collegate la violenza e il cambiamento della società?

Assolutamente sì. La violenza è un fenomeno che si trasforma nel tempo. Recentemente è stata riconosciuta una nuova forma di violenza, quella spirituale, che si manifesta quando una persona viene costretta dal partner ad abbandonare o viceversa adottare pratiche religiose contro la propria volontà.

In sintesi si potrebbe descrivere la vostra attività con qualche aggettivo?

Si tratta di un lavoro che richiede molta forza. Inoltre è un’attività difficilmente condivisibile, che richiede coraggio e molta pazienza; è un lungo percorso e i risultati dei propri sforzi si vedono solo alla fine.

Intervista dei Global Shapers Genoa Hub

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